Pranoterapia tecniche

Pranoterapia tecniche

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Pranoterapia tecniche

Ogni pranoterapeuta deve avere o preferire una propria personale tecnica, che viene elaborata o in base all’esperienza.  Quello che mi importa sottolineare in questo articolo  è un punto importante dolente, che si riassume in due eterne domande che mi vengono poste con sempre maggiore insistenza: bisogna toccare il corpo del cliente o no? bisogna far spogliare il cliente o no ? Sono due questioni che toccano direttamente la libertà, sia dell pranoterapeuta nell’esercizio delle sue funzioni, sia del cliente nel suo pudore e che presuppongono il rispetto reciproco e la riservatezza del rapporto operatore-malato. Varie sono le posizioni e le vedute delle migliaia di pranoterapeuti che ho consultato: moltissimi sono coloro che affermano che le mani del pranoterapeuta debbono poter operare a contatto del corpo del cliente per ottenere migliori risultati e di conseguenza sostengono che quest’ultimo debba esere in gran parte privo di indumenti, conservando soltanto quelli intimi ed indispensabili per salvaguardare il pudore.

Io sostengo in base alla mia esperienza che non è necessario toccare materialmente il corpo del cliente, a mio modesto avviso l’energia che fuoriesce dalle mani arriva ugualmente all’obiettivo prefissato. Questa questione secondo me ha una precisa importanza, sia dal lato igienico che dal lato del rispetto reciproco, per cui seconde me, salvo che il cliente non lo desideri espressamente o non vi pieno accordo preliminare, è opportuno che il cliente non venga spogliato o fatto spogliare e che le mani dell’operatore non tocchino direttamente il corpo del malato, ma lo sfiorino o vengano passate a pochi centimetri dalla superficie cutanea e sopra gli indumenti normalmente indossati al momento del trattamento. Prima dell’inizio di ogni trattamento è opportuno che il cliente legga e firmi personalmente una dichiarazione dalla quale risulti che egli volontariamente si sottopone in piena libertà alla pranoterapia, dalla quale non sono nè promessi nè garantiti risultati da parte del pranoterapeuta.

Tempo di applicazione   

L’esperienza acquisita da me attraverso contatti con pranoterapeuti mi ha portato a considerare come valida una durata di applicazione che va, tutto sommato, dai 15 ai 20 minuti, lasso di tempo che si prolunga a 30 minuti nelle prime applicazioni, quando occorra anche fare la conoscenza, parlare e comprendere i bisogni personali, ed esistenziali del cliente. Queste misure non dovrebbero essere superate per evitare contatti, rispettivamente, troppo prolungati.

Atteggiamento del pranoterapeuta nei riguardi delle terapie ortodosse

Il pranoterapeuta non deve assolutamente ingerirsi su cio’ che il malato ha ricevuto come schema terapeutico dai curanti o dagli specialisti. Se un intervento sullo schema terapeutico è ritenuto necessario, è questione che deve riguardare soltanto il medico consulente, il quale è l’unica persona deputata ad atti o interventi medici e cio’ sopratutto quando un miglioramento sia intervenuto nel cliente a seguito dell’azione pranica. In questo caso, di comune accordo con il cliente o con lo specialista, mediante accordi telefonici puo’ intervenire sulla terapia, per salvaguardare nella maniera migliore il decoro e la considerazione professionale, oltre che il rispetto e l’interesse del malato. Il pranoterapeuta non deve mai ingerirsi in questioni di stretta competenza medica o tecnica, perchè a lui queste questioni non devono e non possono interessare. L’operatore è esso da considerare un farmaco di tipo particolare e la prescrizione e la posologia dei farmaci sono di stretta ed esclusiva competenza del medico; cio’ sottolinea ancora una volta la necessità che ogni pranoterapeuta debba valersi della consulenza fissa e perodica di un medico, proprio per queste specifiche e delicate questioni di competenza ed esperienza, che sono considerati giustamente dalla legge atti medici.

Il pranoterapeuta non deve permettersi si sconsigliare interventi chirurgici consigliati da specialisti, nè deve deve prendere in cura clienti che vorrebbero soprassedere ad interventi chirurgici ricorrendo alla pranoterapia in alternativa. Anche qui è il medico consulente che ha il dovere di esaminare la questione con il malato e prendere le necessarie decisioni ed accordi, consigliando l’intervento previsto e necessario e magari suggerendo al malato di tentare la pranoterapia a intervento avvenuto, sia per migliorarne il decorso e gli esiti, sia per favorire una guarigione piu’ rapida e senza complicanze.

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